Verona e la sua provincia sono conosciute per l’Arena, Romeo e Giulietta, il lago di Garda con suoi incantevoli scorci; i nostri lettori la ricordano anche per l’annuale Fieracavalli, ma pochi la conoscono per i monti della Lessinia ed il suo parco naturale. Eppure basta spingersi ad una quarantina di chilometri a nord della città, attraversare i vigneti del Valpolicella e del Reciotto (i due vini nobili di quel territorio), per raggiungere, salendo a mille metri di quota, una zona poco frequentata dal turismo di massa. E’ appunto quella dei monti Lessini che, dal 1990, fanno parte di un comprensorio naturalistico che divide la provincia di Verona da quella di Trento. Occupa una vasta area (sono oltre diecimila ettari) di boschi di carpino, faggio, abete rosso, ai quali si alternano pascoli e interessanti e praticamente unici fenomeni di origine carsica quali il ponte di Veja e la grotta della Spluga della Pretta. Il parco al suo interno custodisce, inoltre, un patrimonio storico ed archeologico di grande valore.
E’ una zona ideale per programmare un trekking a piedi, in bicicletta o a cavallo; se poi lo si programma in giornate soleggiate dopo una nevicata, lo spettacolo che ti si apre davanti agli occhi è veramente da mozzafiato.
Massimo Quintarelli insieme a Mauro Lavarini, entrambi titolari del Centro equestre “Gli Schinchi” di Fosse di Sant’Anna di Alfaedo (uno dei 13 comuni che fanno parte di questo comprensorio dove, nel XIII secolo si insediò una comunità cimbra di lingua bavarese) ci attendono per proporci un’interessante passeggiata a cavallo di due giorni che ci porterà a percorrere antichi sentieri montani, fino a raggiungere i 1400 metri. Con noi ci sono anche la giovane Barbara Sereni, che già lo scorso anno abbiamo avuto occasione di conoscere durante il raid Monaco – Verona e Fabio Granuzzo, un musicista veronese che si è trasferito in quelle zone.
Approfittando di una recente nevicata che ha imbiancato i luoghi e di un periodo di sole abbiamo programmato un trekking che ci farà a viaggiare complessivamente per una sessantina di chilometri tra boschi, altopiani e mulattiere.
Una passeggiata a cavallo in inverno implica una preparazione sia del destriero che del cavaliere molto più accurata ed attenta rispetto ad un trekking nei periodi caldi. Va curata con particolare attenzione la ferratura del cavallo, prevedendo la possibilità di dover montare i ramponi da ghiaccio in caso di percorsi in zone particolarmente insidiose.
“Ho ferrato con particolare cura ogni cavallo – ci spiega Massimo Quintarelli – prevedendo anche percorsi su tratti ghiacciati. Tra lo zoccolo ed il ferro ho posizionato inoltre una particolare suola di gomma che lo scopo di evitare che la neve si raccolga all’interno dello zoccolo rendendo più difficoltoso il suo avanzare. E’ un sistema utilizzato anche nella ferratura dei cavalli impiegati nelle gare di polo invernali. Su ogni ferro sono state montate quattro punte al vanadio, le due anteriori hanno lo scopo di avere una migliore presa sui terreni duri, mentre quelle posteriori hanno anche lo scopo di proteggere le due viti che servono a coprire i fori di invito dove vanno eventualmente fissati i ramponi da ghiaccio” .
Prima della partenza Barbara, Massimo, Mauro e Fabio controllano le dotazioni di ogni cavallo. Budweisser, Idra, Twist e Reddy, sono stati sellati con cura, prestando speciale attenzione alla tensione dei sottopancia per evitare fiaccature.
Si parte dal Centro equestre “Gli Schinchi”, la giornata è decisamente gradevole, il sole illumina le vallate ancora innevate. Dietro ogni sella sono stati legati un pail ed una coperta più pesante che serviranno per coprire i destrieri durante le soste. Nelle bisacce a lato delle selle ci sono le capezze e le longhine, oltre a delle redine di scorta e qualche attrezzo da mascalcia: insomma un piccolo corredo per eventuali riparazioni che si rendessero necessarie durante il percorso.
La prima giornata prevede un tratto di una trentina di chilometri. Per affrontare una giornata in sella Massimo e Mauro, entrambi istruttori Fise di equitazione da campagna, hanno raccomandato alcune regole essenziali: essere vestiti “a cipolla” e avere con se qualche capo di vestiario di ricambio in caso di emergenza e soprattutto avere i piedi ben coperti con calzamaglia e pesanti calze da montagna. Il raffreddamento degli arti inferiori è estremamente pericoloso anche per la condotta del cavallo.
Si seguirà un itinerario circolare che ci porterà verso nord lasciando alla nostra sinistra la valle dell’Adige dominata dalla catena del monte Baldo. Il primo paio di chilometri, purtroppo, è asfaltato, ma si riesce ad evitarlo camminando sui bordi erbosi ricoperti da qualche centimetro di neve. Di fronte a noi svettano le cime dei monti Corno Mozzo e Corno dell’Aquilio, entrambi poco più alti di 1500 metri, che emergono da una foresta di conifere, riparo di numerosi capi di camosci e caprioli. Passiamo poco distanti dalla grotta della Spluga della Pretta, scoperta all’inizio del ventesimo secolo. E’ un dei più importanti abissi carsici italiani; i cunicoli finora esplorati scendono per 985 metri nel sottosuolo.
Laddove il terreno non è ghiacciato e la neve non è troppo alta, i cavalieri alternano l’andatura al passo con un breve trotto. Siamo diretti al passo delle Fittanze, al di là del quale ci attende una sosta per il pranzo e soprattutto per i cavalli che hanno dovuto superare un dislivello di oltre 300 metri in poco meno di tre ore.
In un piccolo rifugio, trasportati dal fuoristrada d’appoggio, sono pronti il mangime e l’acqua per le cavalcature che, legate ad una provvidenziale staccionata, vengono coperte con i pail, anche se non sono troppo sudate. Pure i cavalieri ne approfittano per rifocillarsi e si devono “accontentare” di pane, formaggio e salumi, rigorosamente locali.
Davanti a noi ci sono ancora altre tre ore di cammino al passo, tutti però su un falso piano che ci permette una visione senza confini del parco della Lessinia. Il sole ci scalda, ma purtroppo, scioglie anche la neve. Solo nelle parti in ombra si rischia di trovare lastre di ghiaccio. I cavalli non sono per nulla stanchi e si muovono agevolmente in questo ambiente per loro naturale.
Cerchiamo disperatamente di trovare, tra il folto del bosco di abeti, qualche “abitante” della montagna, ma la fortuna non ci aiuta. La nostra attenzione viene, però, richiamata da caratteristiche pietre miliari che si intercalano a regolare distanza: è il vecchio confine che divideva, all’inizio del secolo scorso, l’Impero Austro-Ungarico dal Regno d’ Italia e che ora segna, molto più umilmente, il confine tra le province di Verona e di Trento.
Ogni tanto, la lenta carovana formata da Budweisser, Idra, Twist e Reddy passa nei pressi di qualche malga ora disabitata, ma che fa al caso nostro per fare riposare cavalli e cavalieri.
Si avvicina la meta che segna la fine della prima giornata a cavallo: è il Rifugio Podestaria, in cui è stata approntata una posta dove fare sostare per la notte i cavalli. Vengono dissellati, coperti con mantelle; Massimo e Fabio controllano con meticolosa attenzione i ferri (spesso il terreno, parzialmente ricoperte dalla neve, nascondeva rocce estremamente dure e traditrici). I cavalieri fanno rientro a Fosse, dove, finalmente li attende un po’ di riposo poiché, la seconda giornata, sarà certamente non meno impegnativa di quella appena trascorsa.
La mattina seguente sveglia di buon ora ed ai cavalieri spettano ancora altre sei ore di sella, in un percorso praticamente solo boschivo che si snoda lungo un sentiero, prima del Cai e poi della Comunità montana. I cavalli sono già stati rifocillati e pronti per essere sellati. L’operazione, come il giorno prima, viene effettuata con estrema cura.
Si riparte quando il sole è già alto sull’orizzonte e illumina una splendida vallata, il Vajo delle Ortighe, con i suoi boschi. Alle nostre spalle l’imponente innevata catena del monte Carega dalla sua inconfondibile profilo di sedia (carega appunto in dialetto veneto). Certamente non potremo godere del calore dei raggi solari in quanto tutto il sentiero è in ombra e si insinua in un profondo canalone le cui pareti sono ricoperte di alte conifere.
Dopo un paio di ore di sella, Barbara, Fabio, Mauro e Massimo raggiungono un folto bosco di faggi, forse la zona più incontaminata del parco della Lessinia dove, probabilmente, oltre settecento anni fa, i Cimbri, scesi dal sud della Germania, approdarono. Questi alberi secolari sono gli ultimi rimasti dopo il disboscamento selvaggio praticato dai veneziani per la costruzioni della loro flotta commerciale e militare.
Il cammino, oggi praticamente tutto in discesa, si alterna a momenti di pausa per fare riposare i cavalli. Budweisser, Idra, Twist e Reddy si stanno decisamente comportando molto bene, e tanta é la sicurezza del loro incedere che pare siano loro a condurre questo trekking e non i cavalieri. L’eleganza di Idra, che ha sangue lipizzano, e di Budweisser con il suo manto sauro chiaro dell’avellignese, spiccano tra l’ombra della foresta. Tra il folto del bosco ci sembra di scorgere il profilo di un capriolo, potrebbe essere anche solamente uno strano gioco di luci ed ombre dato dai raggi del sole che a stento perforano i rami.
Nel primo pomeriggio, dopo la sosta per il pranzo, uscendo la zona boschiva si apre la vallata che ci porterà dolcemente al Centro equestre “Gli Schinchi”.
Stiamo ritornando alla “civiltà”, abbiamo lasciato alle spalle alcune malghe dal caratteristico tetto di pietra di Prun (dal nome della località da dove viene estratto questo particolare calcare, utilizzato in Lessinia oltre che per lastricare marciapiedi e strade anche per delimitare il confine di possedimenti e di strade poderali).
I nostri amici cavalli hanno percepito l’aria di casa e ce lo fanno capire aumentando la loro andatura: il loro passo, nonostante le quasi sei ore di viaggio, si è allungato.
Il sole sta scendendo dietro la catena del monte Baldo e insieme a questo superbo spettacolo a noi rimane la sensazione di aver vissuto per due giorni in un mondo completamente diverso e lontano dalla realtà di tutti i giorni e di come, nonostante tutto, ci si possa sentire ancora parte integrante di una natura incontaminata e primitiva.
Per informazioni ci si può rivolgere a:
Centro equitazione “Ai Schinchi”
Via Cesare Battisti, Fosse
37020 Sant'Anna d'Alfaedo (Verona)
e-mail: info@schinchi.com
Sito internet: http://www.schinchi.com/index.html
Oppure telefonando a:
Mauro Lavarini +39.347.1871617
Massimo Quintarelli +39.328.0620091
di Gino Perin
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