Che cosa c'è di meglio, infatti, di una giornata passata in mezzo a prati e boschi in compagnia di un animale che può essere per noi un grande amico? Ovviamente chi pratica altri sport come la bicicletta, la vela o il golf trarrà eguale gioia da altre situazioni, anche se il cavallo è vivo, respira, ti guarda negli occhi, ti manifesta il suo affetto, le sue paure.
Già, non bisogna mai scordarlo: il cavallo è un compagno, non un mezzo. E questo, purtroppo, spesso lo si dimentica. Parlavo qualche giorno fa con un cavaliere italiano, uno dei migliori del salto ostacoli; non solo un campione ma un vero uomo di cavalli. "Non hai idea di quello che succede in certi concorsi": mi diceva Cavalieri che in campo prova 'sbarrano' i cavalli costringendoli a saltare ostacoli altissimi perché prendano una barriera e sentano dolore in modo che in gara saltino più alto per il terrore di farsi nuovamente male.
Per non parlare delle nuove 'pomate' che, spalmate sugli anteriori, provocano dolori lancinanti al cavallo che tocca una barriera. Pomate che hanno una reazione con l¹acqua. E infatti si vedono cavalieri che 'docciano' i cavalli prima di entrare in campo, non dopo per rinfrescargli i tendini. Una vergogna! E questo non succede solo nel salto ostacoli: anche in gare di endurance capita di sentire che la tal vittoria sarebbe offuscata da un trattamento particolare per dare maggior resistenza a un cavallo.
No, non ci siamo. Si condannano, giustamente, gli atleti che si dopano. Si faccia così anche con chi dopa o maltratta i cavalli. Anzi, meriterebbe una punizione ancor più pesante, perché il cavallo è una vittima: lui non si doperebbe di certo, è la mano dell¹uomo, imbecille e criminale, a intervenire.
Ai cavalli alcuni chiedono sforzi anche quando non stanno bene e avrebbero bisogno di riposo. Meglio rinunciare a un concorso, a raggiungere una vetta in passeggiata che mettere a repentaglio la salute di un amico. A briglie sciolte nella natura, ma con il rispetto per il cavallo.
di Mario Palumbo
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