HOMEPAGE > > chiude l'ippodromo di Padova Cento i cavalli a rischio.
Istantanea di una corsa di trotto
Istantanea di una corsa di trotto

chiude l'ippodromo di Padova
Cento i cavalli a rischio

27.01.2012 Il dramma è stato segnalato anche al Sindaco, che ha promesso in questi giorni di andare a visitare la struttura, e all'Assi (ex Unire) che ha risposto per scritto, promettendo solidarietà e aiuto alla Fondazione Breda, proprietaria dell'ippodromo

commenti
Uberto Martinelli

L'EDITORIALE
di Uberto Martinelli
UN BINOMIO
AFFIATATO

Sul numero di febbraio, in edicola

cavallomagazine su facebook
cavallomagazine su twitter
I blog

Una passione,
che fortuna!

di Mariangela Cecchi

Cavalli
e altri amici

di Maria Cristina Magri

questo mese in edicola
Cover Cavallo Magazine, febbraio 2012

Cavallo Magazine
Febbraio 2012

SCOPRI SU QUESTO NUMERO...
Cultura Equestre
La sezione di Cavallo Magazine, tra storia, racconti, libri e arte!
L'inchiesta
Ippica - Una crisi da risolvere con urgenza
Cinema
Dietro le quinte di 'War Horse'
Reportage
Camargue - Cavalli, tori e fascino provenzale
L'evento
Carnevale romano - Maschere al galoppo
Polo - L'Audi Gold Cup debutta a Cortina
Trekking
Moncenisio - In sella alla storia tra Francia e Italia
Ippovie - La regione del tufo
... e molto ancora!

| | condividi

Roma, 27 gennaio 2012 - Tutto iniziò da lì, da quell'ippodromo del Veneto che diede il via ufficialmente il 13 agosto del 1808 alle corse al trotto in Italia. Ma Padova amava l'ippica fin dal Medioevo quando si correvano le corse dei berberi nell'anello di Prato Della Valle, la principale piazza della città. Fù il Senatore Vincenzo Stefano Breda a intuire l'esigenza di un impianto apposito per ospitare questa passione, decidendo così di costruire l'attuale ippodromo che ufficialmente venne inaugurato il 1 maggio 1901 e assicurò alla città il titolo di capitale italiana del trotto. Quello stesso ippodromo che ha rappresentato per più di un secolo la tradizione e la cultura di tutto il Veneto è stato il primo a subire i danni della crisi.

La società 'Padovanelle Spa', gestori dell'impianto, hanno inviato agli addetti ai lavori un primo avviso il 20 dicembre scorso, dove si comunicava che da febbraio la struttura non era più in grado di garantire i servizi primari. In questi giorni il secondo avviso è arrivato a destinazione: a giorni, la società staccherà luce e acqua, rendendo impossibile la permanenza ai circa 100 cavalli che la struttura ospita. Mentre altri ippodromi hanno comunicato la chiusura come provocazione mediatica ma a tutti gli effetti restano funzianti, Le Padovanelle è il primo ippodromo d'italia a chiudere ufficialmente i battenti.

Il dramma è stato segnalato anche al Sindaco, che ha promesso in questi giorni di andare a visitare la struttura, e all'Assi (ex Unire), che ha risposto per scritto, promettendo solidarietà e aiuto ed alla Fondazione Breda, proprietaria dell'ippodromo.Tutto il personale è in cassa integrazione ed oltre cento cavalli dal futuro incerto che da febbraio saranno sfrattati. Si sta impegnando con tutto l'amore di cui è capace, Remigio Talpo, capofamiglia di una dinastia di ippici e sindacalista della categoria allenatori e driver del Veneto, cercando l'appoggio dell'amministrazione comunale, della Regione Veneto, presieduta dal Dr. Luca Zaia, ex Ministro delle risorse agricole e proprietario di quella Padania Z che è una promessa del trotto, fino al governo.Un doveroso aiuto per salvaguardare i cavalli, che sono animali impegnativi e non possono essere sistemati in strutture fidate soltanto in qualche giorno.

Uno strano scherzo del destino, colui che ha aperto le danze è il primo ad andarsene nel silenzio e nella dignità di chi per tanti anni ha fatto molto per l'ippica. La crisi dell'ippica è spietata, chiude ippodromi storici e rischia di uccidere i cavalli.

di Martina Nerli

FOTODEDICHE DEI LETTORI
Inviaci la tua fotodedica!

Inviaci la tua fotodedica!
La vedrai pubblicata
nella nostra nuova Gallery

info@cavallomagazine.it
inserire in oggetto 'dedica'
foto in formato .jpg massimo 700 kb
testo non più di 30 parole