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Albert Moyersoen
Albert Moyersoen

Albert Moyersoen
il barone e i suoi eroi

La Longora si trova proprio sulla direttrice d’atterraggio degli aerei che un minuto dopo poggiano il carrello sulla pista
di Linate. Ogni volta che torno da un viaggio guardo giù, anzi 'dentro' la grande cascina, con le sue strutture antiche e anche quelle più recenti, che convivono bene nel paesaggio rurale

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La Longora è da sempre 'casa Moyersoen' e a tenerne in mano le redini, è il caso di dirlo, è ancora Albert Moyersoen, un personaggio di grande ‘statura’. Fisica, scarsamente infiacchita dal passare del tempo (nel 1938, data del suo primo ‘attacco’, una capra a un calesse, aveva già 12 anni) e naturalmente morale. A lui per decenni si è rivolto tutto il mondo equestre italiano e buona parte di quello straniero per avere insegnamento, conoscenza, esperienza.

Memorabile fu il viaggio che organizzò, da Milano a Roma, per Mogol e Battisti negli anni ’70... Senza timore di smentite, Albert Moyersen è il più grande uomo di cavalli che l’Italia abbia a disposizione. Fascino militare Albert Moyersonen, anzi il Barone Albert Moyersoen, origini belghe, ufficiale di cavalleria in Francia, combattente – giovanissimo – nella Seconda Guerra Mondiale, nell’Ottava Armata Britannica, non poteva che avere un occhio di riguardo per i cavalli con le stellette, quelli delle cavallerie di tutto il mondo.A loro ha dedicato, in un’ala
della grande cascina, un museo che si è concretizzato dopo anni di ricerche, contatti, incontri con personaggi
di mezzo mondo e anche colpi di fortuna, quelli che magari lo hanno portato a ritrovare casualmente
un piccolo pezzo mancante ma necessario per completare alla perfezione una bardatura.
 

Il museo è imperdibile. Si è accolti da squilli di tromba, mentre il Barone Moyersoen riceve l’ospite con grande signorilità e informale eleganza. Si passa in rassegna, accompagnati dal padrone di casa, la lunga sequenza dei cavalli a dimensione naturale, schierati come se dovessero partecipare a una parata di Stato. Ognuno è bardato con pezzi assolutamente originali e accompagnato da libri, foto, documenti rarissimi.
 

«Nel 1940, all’inizio della Seconda Guerra mondiale vidi moltissimi cavalli ‘militari’ sia del Belgio sia della Germania», ricorda Moyersoen. «Spesso si dice che in una guerra simile, fatta con truppe, camion e carri armati, ci fossero pochi
cavalli in azione, ma io ne vidi tantissimi. Nel 1944 mi arruolai con gli inglesi, subito dopo lo sbarco inNormandia. Loro ebbero molte perdite e quelli che restavano dovevano muoversi rapidamente: mi chiesero di rimettere in funzione
uno squadrone a cavallo. Poi, a guerra finita, fui impiegato all’Haras du Pin, alla scuola ufficiali, per un paio d’anni, poi seguii Nuño Olivera, dal quale mi staccai per andare un anno in Inghilterra, per fare esperienza con gli hunter, perfetti
per la campagna… Insomma nehoviste e fatte tante…». Lanascitadiunsogno «Un giorno, qui alla Longora, mi vedo arrivare a casa un bel cavallo… immobile. Era un manichino che mia moglie mi aveva comprato come regalo di compleanno. Lo misi lì e lo usai permetterci la mia bardatura da ufficiale che altrimenti avrebbe finito per rovinarsi: era una bellezza.

Allora forte dei ricordi e del rispetto per questi soggetti in uniforme e che nessuno stava considerando,mi diedi da fare
per rintracciare storie, aneddoti, e naturalmente bardature. Non le parlo perfettamente, ma conosco sei lingue e questomi ha permesso di contattare un sacco di gente che aveva fatto la guerra: militari, uomini di cavalli, commercianti, che mi hanno raccontato storie incredibili e mi hanno fornito materiale equestre edocumentazioni». La memoria del Barone corre a ritroso: «Molti ufficiali si erano salvati perché avevano potuto contare su un cavallo per tornare a casa. Ne ricordo uno che si era fatto 250 chilometri di fila, partendo dall’Austria, su un cavallo diciottenne che aveva montato per tutti i sette
anni di guerra. Mi viene in mente un altro ufficiale che elogiava il suo cavallo perché, in Polonia, riusciva a trovare i pozzi dell’acqua che erano stati sepolti per rappresaglia e un altro ancora che raccontava deimuli capaci di avvertire la presenza di un loro simile alla distanza di 4 chilometri. Di muli arruolati ce n’erano oltre 5000 in India, nella giungla. Il generale McArthurdevette farli operare tutti alle corde vocali perchè i loro ragli non rivelassero la posizione delle linee americane.Di aneddoti simili ne raccolsi a centinaia a conferma della presenza di tanti quadrupedi inuniforme».
 

ContinuaMoyersoen: «Quando sono andato da Nuño Oliveira avevano appena motorizzato la cavalleria portoghese e in giro c’erano bardature e finimenti d’ogni tipo. Al sabato, nei mercati, c’era tutta questa roba buttata per terra e non
costava niente. Comprai un sacco di cose, perché già allora pensavo che un giorno avrei dovuto fare qualcosa per ricordare alla gente cosa avevano fatto i cavalli in tempo di guerra. L’idea eramettere insieme le bardature delle cavallerie di ogni nazione. Misi in piedi una specie di baratto internazionale. La briglia dei francesi l’ho trovata, per esempio, a Strasburgo e l’ho presa in cambio di una bardatura portoghese. Eroi in rassegna La lunga fila dei quadrupedi inizia
con il soggetto berbero in cui si nota subito la sciabola per traverso e alla destra del cavallo. «I Berberi - racconta il padrone di casa - quando attaccavano le carovane, buttavano giù il cavallo dal lato in cui portavano lemunizioni. Prima finivano le munizioni poi, sempre tenendo il cavallo sdraiato, sguainavano la sciabola usandola come ultima arma a loro disposizione. L’esercito francese, nel 1930, ha reso obbligatorio la sciabola per traverso dopo averla vista posizionata
così proprio dai berberi che combattevanoinNordAfrica».
 

Ci soffermiamo davanti a un soggetto dellacavalleria polacca. «Il morsodel cavallo polacco è una vera rarità - spiega Moyersoen - Il problema dei soggetti della cavalleria in guerra era di farli bere in fretta e, con il morso tradizionale,
non ci si riusciva al contrario del filetto. I polacchi avevano inventato un sistema di sgancio delle redini che erano tenute insieme da un anellino. Il morso usciva, dopo aver alzato questo anello, senza smontare la testiera e senza svestire
il cavallo, così poteva bere. Il cavallo dei francesi aveva invece la briglia-capezza, cioè il morso e il filetto erano attaccati allo stesso montante in modo che tramite un bottone si toglieva tutto e il cavallo rimaneva anni di guerra. Mi viene in mente un altro ufficiale che elogiava il suo cavallo perché, in Polonia, riusciva a trovare i pozzi dell’acqua che erano stati sepolti per rappresaglia e un altro ancora che raccontava deimuli capaci di avvertire la presenza di un loro simile alla distanza di 4 chilometri. Di muli arruolati ce n’erano oltre 5000 in India, nella giungla. Il generale McArthurdevette farli operare tutti alle corde vocali perchè i loro ragli non rivelassero la posizione delle linee americane.Di aneddoti simili
ne raccolsi a centinaia a conferma della presenza di tanti quadrupedi inuniforme».
 

ContinuaMoyersoen: «Quando sono andato da Nuño Oliveira avevano appena motorizzato la cavalleria portoghese e in giro c’erano bardature e finimenti d’ogni tipo. Al sabato, nei mercati, c’era tutta questa roba buttata per terra e non
costava niente. Comprai un sacco di cose, perché già allora pensavo che un giorno avrei dovuto fare qualcosa per ricordare alla gente cosa avevano fatto i cavalli in tempo di guerra. L’idea eramettere insieme le bardature delle cavallerie
di ogni nazione. Misi in piedi una specie di baratto internazionale. La briglia dei francesi l’ho trovata, per esempio, a Strasburgo e l’ho presa in cambio di una bardatura portoghese. Eroi in rassegna. La lunga fila dei quadrupedi inizia
con il soggetto berbero in cui si nota subito la sciabola per traverso e alla destra del cavallo.
 

«I Berberi - racconta il padrone di casa - quando attaccavano le carovane, buttavano giù il cavallo dal lato in cui portavano lemunizioni. Prima finivano le munizioni poi, sempre tenendo il cavallo sdraiato, sguainavano la sciabola usandola come ultima arma a loro disposizione. L’esercito francese, nel 1930, ha reso obbligatorio la sciabola per
traverso dopo averla vista posizionata così proprio dai berberi che combattevanoinNordAfrica». Ci soffermiamo davanti a un soggettodellacavalleriapolacca. «Ilmorsodel cavallopolacco è una vera rarità - spiega Moyersoen - Il problema dei soggetti della cavalleria in guerra era di farli bere in fretta e, con il morso tradizionale, non ci si riusciva al contrario del filetto. I polacchi avevano inventato un sistema di sgancio delle redini che erano tenute insieme da un anellino. Il morso usciva, dopo aver alzato questo anello, senza smontare la testiera e senza svestire il cavallo, così poteva bere. Il cavallo
dei francesi aveva invece la briglia-capezza, cioè il morso e il filetto erano attaccati allo stesso montante in modo che tramite un bottone si toglieva tutto e il cavallo rimaneva allamano con la sola capezza.
 

Non avevano martingala ma solo un pettorale che serviva a mantenere la sella al suo posto. Questo finimento era perfetto perché si toglieva slegando un piccolo laccio e lasciava il cavallo libero di potermangiare. I francesi sonostati
i primi ad avere la staffa sinistra con un incavo sulla panca che serviva per avvitare i ramponi quando mancava o perdevano la chiave necessaria. Tutte queste cose sono state cercate con scrupolo e ognuno di questi pezzi potrebbe raccontare una storia incredibile… Gli inglesi avevano la sciabola dritta e attaccata al portaferri, che conteneva due ferri senza barbette e sedici chiodi e, sull’arcione, due sacche per l’avena, uno da una parte e una dall’altra, per equilibrare il peso. Gli italiani utilizzavano una bardaturamolto semplice e l’unica particolarità era la staffa da campagna,
originariamente nata come staffa da amazzone, adottata per facilitare i cavalieri piccoli di statura nell’issarsi sulle grandi scafarde, le selle originarie dei butteri di Maremma,mentre lebisacce erano di montone della Sardegna, sotto
la pioggia più resistenti del cuoio.
 

Le coperte usate come sottosella di tutte le bardature erano sempre di lana, l’unico tessuto che proteggeva la schiena di un cavallo. Erano 2metri per 1,75 e venivano piegate sempre da due cavalieri per evitare brutte pieghe che potessero fiaccare il cavallo». Moyersoen ha incasellato nel suo enorme sapere tutti i numeri da tirar fuori al momento opportuno.
«LaGermania aveva una cavalleria e una artiglieria di 800mila cavalli nel 1940, e a fine giugno, quando la Francia si arrese, i tedeschi rastrellarono 2milioni e 850mila soggetti per poter andare alla conquista della Russia. Tutti i cavalli dell’esercito tedesco potevano essere montati e attaccati. Allo sbarco di Normandia i tedeschi in difesa della
costa atlantica avevano tantissimi cavalli e la storia della ritirata tedesca è ricca di aneddoti. Il problema grande era quello di attraversare i fiumi. Molti cavalli, bardati e carichi di cose, annegavano nei tentativi di attraversamento a nuoto e allora,per salvaguardarli, i tedeschi avevano inventato dei ponti mobili che montavano di notte per far passare le truppe e
smontavano di giorno nascondendo ipezzi nei boschi vicini. In guerra correvano tutti; chi correva per scappare e chi correva dietro a quelli che scappavano. Il problema era tenere i cavalli uniti mentre i soldati scendevano da sella per un
conflitto a fuoco.Gli inglesi adottarono un piccolo legaccio di cuoio fissato alla parte posteriore della sella che poteva essere legato al morsodiunaltrocavallo». Ci sono naturalmente anche i cavalli con le bardature per i traini dei cannoni.
 

«Nelle artiglierie leggere - spiega Moyersoen - tutti i cavalli di sinistra erano montati. Gli inservienti a cavallo erano gli unici che avevanoilmorsoe il filetto per poter controllare il lungo traino al galoppo. Dovevano essere molto abili». Nello schieramento dei cavalli immobili, spunta un rappresentante perfettamente in ordine di una cavalleria
che non ha mai affrontato il campo di battaglia. «La cavalleria svizzera era composta da 18 squadroni che pattugliavano le frontiere. Sono diventati 12 alla fine della guerra e poi nel 1972 hanno venduto tutto per comprare elicotteri, più adatti per raggiungere ivalloni e le cimealpine». C’è, a sopresa, una cosa che però è sfuggita ad Albert Moyersoen, per sua stessa ammissione: «Non sono ancora riuscito a sapere perché gli svizzeri avevano il sottosella sistemata con le punte davanti. Tutte le cavallerie vestono i cavalli con la coperta con le punte a sinistra e dietro… Un giorno due Dragoni
svizzeri vennero alla Longora per portarmi la sciabola che mi mancava a completare il quadro e, quando videro il cavallo bardato come tutti gli altri, subito mi corressero: la loro coperta andava con le punte aperte davanti: la tradizione era questa».
 

Verso la fine dell’ordinata parata c’è spazio anche per i soggetti da basto e per imuli: portatori di armi come i fusti dei cannoni e i relativi, ingombranti e pesanti accessori, e di rifornimenti,generidi confortoe di cura. Anche in guerra sempre al serviziodell’uomo.

di Paolo Biroldi

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