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Uberto Martinelli
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Il circolo dei 'faccialibro'

Dopo una lunga e sofferta riflessione ho deciso di iscrivermi a Facebook. Ecchissenefrega, direte voi. Non è una gran notizia, me ne rendo conto

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Eppure, ve lo assicuro, per chi, come il sottoscritto, scriverebbe ancora con la penna stilografica, ama la corrispondenza cartacea e preferirebbe spostarsi a cavallo o in carrozza, comprenderete che si è trattato di una scelta difficile. Aiutato da due gentili e fin troppo tolleranti colleghe (le quali, a dire il vero, quando ho chiesto loro lumi sulle modalità d’iscrizione mi hanno guardato con la sconfortata tenerezza con cui due badanti accolgono la richiesta di un novantenne che ha deciso di andare in discoteca), sono entrato in un nuovo mondo, parallelo a questo.

Poi, come d’incanto, è bastata una foto, l’indicazione di quale lavoro svolgo e con quale incarico, il nome dell’università in cui ho conseguito la laurea e magari anche il liceo frequentato, e improvvisamente decine e decine di foto, loghi, immagini di varia natura, corredate ovviamente da nomi propri, soprannomi, associazioni, istituzioni e così via, sono comparse sullo schermo. Chiedi l’amicizia a questo, chiedi l’amicizia a quello…

E io, come un cavallo in un campo di erba medica, mi sono gettato a capofitto, chiedendo l’amicizia a destra e a manca. Dopo qualche ora, numerosi e comprensivi amici, accogliendo la mia richiesta, si sono palesati con frasi del tipo: «Anche tu su faccialibro (questa è la definizione-traduzione degli italici facebookiani: neologismo per neologismo… )? Non ci posso credere… Vedrai, ti piacerà».
 

Mi piace? Come ho scritto a un’amica e collega inizialmente mi sono sentito come un uomo di Neanderthal cui abbiano appena dato in mano un telecomando: bello, ma a cosa serve? E invece, mi sono reso conto che Facebook non solo è una sorta di diario condiviso e condivisibile, ma, come gli altri social network, è il futuro delle comunicazioni. Basti pensare che, ad esempio, l’ambasciata statunitense a Damasco, qualche mese fa, ha consigliato ai propri concittadini di lasciare al più presto la Siria proprio ‘postando’, come si usa dire, un messaggio su Facebook, non ha né telefonato, né inviato una mail o un piccione viaggiatore. E sono innumerevoli i casi analoghi, in cui importanti comunicazioni o notizie vengono rese note attraverso ‘faccialibro’. Nel caso dei cavalli, poi, è interessante notare come a singole esperienze, ricordi, foto, suggestioni, consigli di ogni tipo, si aggiungano spesso anche notizie, inviti, presentazioni di eventi e così via.
 

L’altra faccia della medaglia è la seguente: se qualcuno mi chiede l’amicizia, devo accettarla oppure no? Nel caso di persone note, di compagni di classe che non vedi dal giorno del tema di italiano alla maturità, di colleghi, amici, appassionati, ovviamente la risposta in genere è sì. Ma se a scriverti sono persone completamente sconosciute, come procaci fanciulle straniere che non vedono l’ora di conoscermi, in realtà interessate a me quanto io alla chimica industriale, o energumeni con la faccia da serial killer? No, grazie. Resto sempre un cavaliere medievale, nel fondo del mio cuore: le donne mi piace(va) corteggiarle, gli amici scegliermeli guardandoli negli occhi e i cavalli accarezzarli sul muso, non sul mouse. Detto questo, ‘faccialibro’, come dimostrano ogni giorno i fan di Cavallo Magazine, ‘mi piace’.

di Uberto Martinelli