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MASCALCIA

Puledro: arti dritti e in appiombo
Come favorire la sua giusta crescita

Con i consigli del dottor Piermario Giongo aiutiamo i soggetti giovani a sviluppare correttamente gli arti, dai quali dipende in larga misura la loro futura carriera sportiva
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Mascalcia Ogni volta che si giudica la morfologia di un cavallo, sia per un eventuale acquisto sia durante una rassegna è evidente l'importanza che gli addetti ai lavori attribuiscono in particolare alla conformazione degli arti. Soprattutto in un cavallo giovane si guarda se i suoi arti sono belli dritti e in appiombo. Cerchiamo allora di capire cosa bisogna fare per favorire il corretto sviluppo degli arti e degli appiombi nel nostro puledro, perché ciò non solo definisce al meglio la sua morfologia generale ma, prima ancora, ne decide la futura salute e integrità fisica.

RELAZIONI PERICOLOSE
«La scienza - ci ha detto il nostro veterinario, dottor Piermario Giongo - ha da tempo provato definitivamente la relazione che esiste tra la morfologia del cavallo e la eventuale probabilità che esso accusi ‘acciacchi’ agli arti nel corso della sua carriera sportiva. Gli scienziati avrebbero dimostrato, ad esempio, la relazione fra la lunghezza del pastorale e il rischio di frattura nell’arto anteriore, tra artrosi nel nodello e allineamento delle ossa (radio e metacarpo) intorno al ginocchio anteriore (carpo). E ancora: tra fratture del carpo e lunghezza della muraglia dorsale dello zoccolo. Insomma gli studi hanno evidenziato come determinate patologie e danni a carico degli arti siano ‘indotti’ da una non corretta conformazione dei medesimi. Ecco perché per la salute del cavallo è importante che esso cresca bene quando è puledro, raggiungendo lo sviluppo più corretto possibile». Vediamo come.

CARTILAGINI DI ACCRESCIMENTO
Un ruolo determinante nello sviluppo del puledro e dei suoi arti lo gioca la corretta crescita e conformazione delle cartilagini epifisarie. Cosa sono? «Sono cartilagini - continua il dottor Giongo - che si sviluppano solo durante la crescita del puledro, per questo dette “di accrescimento”, che si trovano alle estremità delle ossa lunghe. All’estremità esterna le cartilagini crescono, dall’altra si calcificano trasformandosi in osso. Man mano
che il processo procede l’osso si allunga, finché il puledro raggiunge lo sviluppo
definitivo». È chiaro che se c’è qualcosa da correggere nell’appiombo degli arti è durante la crescita che bisogna intervenire. Ad esempio è ancora una volta a livello delle cartilagini d’accrescimento che si verificano, o meno, deviazioni angolari e/o rotazioni. Le deviazioni angolari sono comunemente chiamate “gambe a X” (ginocchi valghi) o “a parentesi” (ginocchi varii). Invece i piedi con difetti di rotazione vengono comunemente definiti “mancini" (ruotati in fuori) o “cagnoli” (ruotati in dentro). Soggetti con tali difetti “caricano” le proprie estremità, e in
conseguenza le articolazioni di forma asimmetrica, predisponendole a malattie degenerative articolari (artrite o artrosi).

LA PREVENZIONE
«Per correggere i difetti nel puledro - è ancora il dottor Giongo a spiegare - si sfrutta la crescita delle epifisi delle ossa lunghe. Le tecniche che impiegano i maniscalchi sono il pareggio terapeutico, oppure l’applicazione di scarpette incollate (o resine) che allargano il piede verso l’interno o verso l’esterno». Il maniscalco allarga artificialmente il piede tramite un’estensione nella direzione verso la quale si vuole spostare e correggere
la parte finale dell’arto. In situazioni particolarmente gravi, se l’intervento del maniscalco non basta, il veterinario può decidere di intervenire chirurgicamente.

«Tuttavia bisogna prendere in considerazione tutto l'arto - spiega il dottor Giongo - per evitare di condizionare un’articolazione a scapito di un’altra. Generalmente la crescita epifisaria si arresta prima nella parte inferiore degli arti (intorno ai nodelli) e poi sopra al ginocchio (carpo) o garretto. Perciò se c’è una deviazione a livello dei nodelli bisogna intervenire entro i 3 mesi d’età per allineare stinco e pastorale. Poi entro i 7, 8 mesi d’età si può intervenire sulle deviazioni a livello carpo e garretto». «In queste situazioni - conclude il dottor Giongo - molto sottile è la linea di demarcazione fra mascalcia e veterinaria, dunque fondamentale è la stretta collaborazione tra i professionisti delle due discipline.

Va anche detto che, data la correlazione tra lo sviluppo morfologico del soggetto e i suoi appiombi è inutile - anzi dannoso - tentare di alterare questi ultimi in cavalli che ormai (per età avanzata o crescita consolidata) hanno già rielaborato in modo spontaneo la distribuzione dei propri equilibri». E noi aggiungiamo: ricordiamoci di un antico detto degli uomini di cavalli: “Castra presto, ferra tardi”.

Testi di paolo Manili e foto di Paolo Biroldi