Per aspera ad astra
Il motto latino – attraverso le difficoltà (si giunge) alle stelle – si adatta perfettamente a Valentina Truppa. La vittoria dell’azzurra nella tappa di Coppa del Mondo di dressage a Francoforte, almeno per chi non segue la disciplina, assume i connotati dell’impresa, del miracolo, dell’evento unico e irripetibile. Sbagliato
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L’impresa c’è, non v’è dubbio, soprattutto perché compiuta in una delle due patrie del dressage moderno (ci riferiamo alla Germania, naturalmente, e all’Olanda). Il miracolo, invece, no. Per un semplice motivo: alle spalle di questa vittoria c’è un grande lavoro, fatto di tempo, disciplina, abnegazione. Un lavoro costruito sul fantastico talento di Valentina, certo, un talento che da anni si era messo in mostra, prima nelle gare giovanili, con le vittorie nell’Europeo young rider e nella finale di World Cup, entrambe nel 2007, e oggi tra i seniores.
Un lavoro continuo, che non si è accontentato di successi temporanei, ma, anzi, ha costruito su questi una base per perfezionare e migliorare ulteriormente quanto già fatto. Un lavoro, va detto, reso possibile anche da un cavallo straordinario, Eremo del Castegno, frutto dell’allevamento italiano, di quella parte dell’allevamento italiano che guarda al futuro da anni, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
La dressagista italiana, senza volerla caricare di eccessive responsabilità, rappresenta dunque uno dei pochissimi punti fermi degli sport equestri azzurri ai Giochi di Londra. Sarebbe veramente fantastico se Valentina conquistasse una medaglia olimpica, la prima nella disciplina del rettangolo per il nostro Paese. Un Paese che vanta tradizioni formidabili nel salto ostacoli e nel completo, mentre nel dressage ha sempre stentato, inspiegabilmente, verrebbe da dire.
E invece no, se ci si riflette bene. Il dressage è disciplina durissima, per il cavaliere e per il cavallo, richiede talento, certo, ma soprattutto lavoro. Non è spettacolare, eppure è quasi poetica. Sta al salto ostacoli come un Quartetto di Beethoven sta ai Pink Floyd. Bisogna essere nordici, pazienti, freddi. Oppure bisogna essere Valentina Truppa, carabiniere, orgoglio dell’Italia a cavallo.
di Uberto Martinelli


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