HOMEPAGE > Sport > di Uberto Martinelli NEL SEGNO DEL GRISONE.
Uberto Martinelli
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di Uberto Martinelli
NEL SEGNO
DEL GRISONE

L’Italia è la patria di Federigo Caprilli, Gian Giorgio Trissino, Tommaso Lequio di Assaba, Raimondo e Piero D’Inzeo, Graziano Mancinelli, Mauro Checcoli e Federico Roman, tutti grandi interpreti del salto ostacoli e del completo, il primo addirittura una sorta di Einstein dell’equitazione

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Eppure, dopo cento anni di gloria conquistata saltando doppie gabbie, riviere e ostacoli naturali che una persona normale non affronterebbe nemmeno a piedi, una fanciulla bionda ha spostato l’attenzione del popolo equestre sul dressage (il quale, qualcuno obietterà a ragione, è una delle tre prove che compongono il concorso completo, ma insomma, per citare Leonardo Sciascia, a ciascuno il suo… ).
 

I pilieri non ci sono più, certo, ma la disciplina del rettangolo praticata dal carabiniere Valentina Truppa, terza classificata nella finale di Coppa del Mondo di dressage a ‘s-Hertogenbosch, miglior risultato di sempre di un azzurro (Juan Carlos Garcia fu quarto nella finale 2006 di salto ostacoli a Kuala Lumpur), discende proprio dai prodromi codificati da Federigo Grisone e Giovanni Battista Pignatelli nel XVI secolo a Napoli.
 

Dopo cinquecento anni di oblio, dunque, nonostante gli ammirevoli sforzi di dressagisti quali, tra gli altri, Fausto Puccini, Daria Fantoni, Laura Conz, Pia Laus, Paolo Margi, Piero Sangiorgi, ‘Gli ordini di cavalcare’ eseguiti da Valentina e dal suo Eremo Del Castegno hanno ridato linfa a piaffer e passage azzurri.
 

Così, dopo le schiere di nuotatrici e fiorettiste sorte dopo le imprese di Federica Pellegrini e Valentina Vezzali, c’è da aspettarsi la diffusione di questa disciplina tra i giovani, anche perché le Olimpiadi di Londra potrebbero riservarci ulteriori sorprese. Il punto, però, è proprio questo: non si tratta di sorprese. Valentina Truppa è ai vertici del dressage da anni, prima da junior e young rider, oggi da senior, grazie al suo talento, alla guida di suo padre Enzo e a un inseparabile compagno, comune a Caprilli, ai D’Inzeo, a Checcoli, allo stesso Grisone e a tutti i grandi cavalieri della storia: il lavoro, durissimo e senza posa.

di Uberto Martinelli