La Coppa del Mondo di salto ostacoli vede la luce nel 1978 come risposta all’esigenza sempre più pressante di un circuito agonistico utile a sostenere l’attività professionistica dei cavalieri. Fino a prima di quell’anno l’inverno rappresentava una pausa di quasi assoluto riposo tra due stagioni agonistiche: la Coppa del Mondo è andata a riempire tale spazio con una serie di gare indoor che hanno catalizzato l’attenzione di media e sponsor, ottenendo immediatamente un successo di vastissime proporzioni.
Sponsorizzata fin dal suo primo anno di vita dalla Volvo (che lascerà dopo la stagione 1999-2000), la Coppa del Mondo nacque su idea del giornalista svizzero Max E. Ammann, il quale si rese conto che l’agonismo al coperto non godeva della stessa importanza e prestigio delle gare alla ‘luce del sole’; intuendone tuttavia le immense potenzialità, Ammann riuscì a coinvolgere attivamente le componenti indispensabili per attivare il suo progetto. Oggi le statistiche sono le migliori testimoni del successo di quell’intuizione: gironi di qualificazione alla finale che abbracciano tutti i continenti del mondo, migliaia di cavalli e cavalieri coinvolti, decine e decine di palazzi dello sport utilizzati per i Gran Premi di qualificazione.
Ma se è vero che la Coppa del Mondo si può considerare come effetto dell’allora nascente professionismo, è altrettanto vero che di quel professionismo ne è stata anche causa: perché il circuito mondiale risponde a un’esigenza ormai pressante e indifferibile, ma allo stesso tempo alimenta gli impulsi che determinano tale esigenza. In poche parole: nasce perché nel mondo agonistico equestre di allora manca un circuito di gare utile a soddisfare le necessità di un professionismo ancora allo stato embrionale, e successivamente per questo stesso professionismo diventa stimolo potentissimo. Ecco perché potremmo considerare proprio il decennio degli anni Settanta come lo spartiacque tra l’era dell’equitazione dilettantistica e di quella professionistica, e in particolare il 1978 come il momento di una rottura definitiva con il passato.
Tutto comincia nel 1975. Max Ammann nel corso di quell’anno rafforza sempre più una propria convinzione: e cioè che i media rivolgono ai concorsi ippici indoor - peraltro allora non frequenti come oggi - un’attenzione davvero modesta in rapporto allo spessore tecnico, agonistico e ‘di atmosfera’ che tali manifestazioni dimostrano di possedere. Amman era stato per circa dieci anni corrispondente a New York di un quotidiano di Lucerna prima di assumere la direzione di quello stesso giornale per l’appunto nel 1975: l’equitazione era un suo hobby e ne aveva sempre scritto con grande piacere, frequentando tutti i più importanti appuntamenti agonistici sia oltre Oceano sia nel Vecchio Continente.
È proprio questa esperienza di spettatore e allo stesso tempo di addetto ai lavori che lo induce a ritenere che lo sport equestre - e in particolare il salto ostacoli indoor - non abbia il giusto risalto sui media: pensa dunque che sia assolutamente necessario creare i presupposti per richiamare una maggiore attenzione della carta stampata, della televisione e, in definitiva, del grosso pubblico. Durante le Olimpiadi canadesi del 1976 a Montreal, Ammann ha l’occasione di discutere a lungo di queste sue riflessioni con l’allora presidente della Fei, il principe Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta d’Inghilterra: il quale non solo si dimostra molto sensibile all’argomento, ma arriva addirittura al punto di suggerire l’elaborazione di un progetto scritto che in qualche modo si proponga di raggiungere gli obiettivi auspicati.
Si può dire che fu quello il momento in cui venne gettato il seme, anche se solo due anni dopo se ne vide il frutto. Ma non fu facile: Amman ebbe decine e decine di incontri con cavalieri, organizzatori e dirigenti da una parte e dall’altra dell’Atlantico prima di poter presentare il progetto al segretario generale della Fei, Fritz Widmer, alla fine di marzo 1978 e due mesi più tardi al principe Filippo.
Il coinvolgimento della Volvo come sponsor principale della Coppa del Mondo si deve al fatto che nel ’77 a Göteborg venne organizzata la prima edizione del locale concorso ippico internazionale indoor: la casa automobilistica svedese ne era sponsor principale e il suo presidente, Pehr Gyllenhammar, presidente del concorso. L’evento fu un grande successo per cui la connessione tra Volvo e Coppa del Mondo apparve subito come soluzione naturale agli occhi di chi stava pensando al nuovo circuito mondiale. Fu il cavaliere tedesco Paul Schockemöhle ad avvicinare Gyllenhammar per introdurre il progetto alla sua attenzione; il colloquio andò benissimo, tanto che la sera del 31 agosto 1978 nella sua abitazione di Göteborg il presidente della AB Volvo, dopo aver ascoltato attentamente la dettagliata illustrazione del programma generale esposta da Max Ammann, si alzò e strinse energicamente la mano al giornalista svizzero: «È fatta», disse semplicemente. Il 29 ottobre di quell’anno, a Washington, si disputò la prima tappa di Coppa del Mondo; il 5 novembre, ad Amsterdam, la prima tappa in Europa.
Oggi, trent’anni e trenta finali dopo, non sarebbe più immaginabile il salto ostacoli senza la Coppa del Mondo. E forse proprio questa consapevolezza è il miglior riconoscimento possibile per il capolavoro di Max Ammann.
La Coppa del Mondo in Italia
Quella di Milano 2004 è stata la prima e finora unica finale di Coppa del Mondo organizzata in Italia. Sotto le volte del Palasport di Assago si è celebrato un evento sportivamente memorabile che ha completato la serie di grandi appuntamenti dedicati al salto ostacoli messi in calendario dal nostro Paese dopo le Olimpiadi di Roma e il Campionato del Mondo di Venezia nel 1960, il Campionato d’Europa di Roma 1963, i World Equestrian Games di Roma 1998. Poi sarebbe arrivato anche il Campionato d’Europa di San Patrignano 2005.
Ma la World Cup è comunque presente in Italia in maniera ben più consistente grazie a una tappa di qualificazione. La prima si disputa nel 1984, presso il Palazzo dello Sport di Milano, grazie all’intraprendenza di un comitato organizzatore guidato dall’industriale Enrico Bedini. L’anno successivo la manifestazione si sarebbe dovuta ripetere, ma una tremenda nevicata porta al crollo del soffitto del Palazzo dello Sport poche settimane prima dell’appuntamento; tuttavia, piuttosto di cancellare il concorso internazionale, l’impianto organizzativo viene trasferito a Birago, presso il Centro Ippico Brianteo, sodalizio del quale è presidente e proprietario lo stesso Enrico Bedini.
L’evento viene portato a termine nel miglior modo reso possibile da una struttura che non è certo concepita per ospitare manifestazioni di tale portata: è una soluzione di emergenza. Il crollo del Palasport di San Siro segna la fine di questa breve prima parte della storia della Coppa del Mondo in Italia: per i successivi dieci anni il circuito mondiale non farà più tappa nel nostro Paese nonostante diversi tentativi più o meno convinti e convincenti da parte di vari comitati organizzatori. Finalmente all’inizio degli anni ’90 qualcosa si muove in maniera più concreta.
A Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno) nasce un nuovo e avveniristico Palazzo dello Sport multifunzionale, progettato dallo studio di architettura e ingegneria di Mauro Checcoli, già olimpionico di completo (oro individuale e a squadre a Tokyo ’64) e presidente della Fise, quindi perfettamente consapevole delle esigenze che lo sport presenta a livello organizzativo.
A Bologna si trova anche la base del gruppo editoriale guidato da Andrea Riffeser Monti, appassionato cavaliere e organizzatore di numerose manifestazioni agonistiche, il quale comincia a muoversi per realizzare quella che fino a quel momento era apparsa una vera e propria chimera: dopo un concorso internazionale di ‘rodaggio’ nel 1994, ecco finalmente la tanto sospirata conferma: la Coppa del Mondo torna in Italia nel febbraio del 1995. Bologna sarà sede della tappa italiana della World Cup per sei anni, l’ultima edizione è del febbraio del 2000. Poi il ciclo bolognese si interrompe ma nel novembre del 2001 è Verona che raccoglie il testimone e riporta la Coppa del Mondo in Italia, in occasione della Fieracavalli. L’appuntamento quindi è per novembre 2008.
di Umberto Martuscelli